«“Vuoi guarire? […] Àlzati, prendi la tua barella e cammina”. E
all’istante quell’uomo guarì: prese la sua barella e cominciò a camminare. […] “Ecco:
sei guarito! Non peccare più, perché non ti accada qualcosa di peggio”» (Gv
5,1-16)
Il Vangelo del martedì della
quarta settimana di quaresima ci presenta il terzo dei sette segni presentati
dall’evangelista Giovanni.
Ancora una volta è Gesù a
prendere l’iniziativa: passando accanto alla piscina di Betzatà, in mezzo ad un
grande numero di infermi, ciechi, zoppi e paralitici, nota un uomo malato da
trentotto anni ed abbandonato. Trentotto anni sono veramente tanti, una vita. Forse
quest’uomo è disilluso, si sente abbandonato («non ho nessuno …»), forse non ha neanche più la forza di sperare
in una guarigione.
Ed ecco che Gesù gli rivolge una
domanda: « Vuoi guarire?» La risposta
potrebbe sembrare ovvia, eppure non è così. Quest’uomo non risponde
direttamente alla domanda di Gesù, ma si commisera e, implicitamente, accusa “gli
altri” di averlo abbandonato: «Signore,
non ho nessuno che mi immerga nella piscina …». Mi sembra che quest’uomo,
ormai prostrato dalla sofferenza, si deresponsabilizzi, come a dire: «Non è
colpa mia se non guarisco, non ho nessuno, mi hanno abbandonato, gli altri sono
più veloci di me …». Quante volte anche noi, dinanzi le nostre miserie, dalle
quali magari ci piacerebbe liberarci, tendiamo a deresponsabilizzarci: «Non è colpa
mia … sono fatto così … sono loro che …».
Oggi, a quest’uomo e a noi, il Maestro
dice: «Àlzati, prendi la tua barella e
cammina». Ancora una volta Gesù chiede fiducia nelle sue parole.
Àlzati. È il verbo della risurrezione. Gesù non compie alcun
gesto. Non immerge l’uomo nella piscina. Chiede solo a quest’uomo di fidarsi,
di prender posizione assumendosi la sua responsabilità.
Prendi la tua barella. Penso di potere affermare che, incontrato il
Maestro e salvati da Lui, sia importante mantenere la memoria di che cosa il
Signore ha fatto per noi, di dove ci trovavamo prima.
Cammina. È il verbo che indica il percorso da compiere alla sequela
di Cristo. Il cammino implica una fatica, il lasciare le proprie sicurezze, per
seguire Colui che conosce la mèta.
Anche a noi oggi Gesù chiede «Vuoi guarire? Vuoi
risollevarti dalla tua miseria? Vuoi cominciare a Vivere veramente?» Sta a noi
dare la risposta, scegliere se fidarci delle sue parole o continuare a
commiserarci accontentandoci di stare ai margini della Vita senza mai
sperimentarla a pieno.
Fr. Marco
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