sabato 16 gennaio 2021

Che cosa cercate?


«Venne il Signore, stette accanto a lui e lo chiamò come le altre volte: “Samuéle, Samuéle!”. Samuèle rispose subito: “Parla, perché il tuo servo ti ascolta”. Samuèle crebbe e il Signore fu con lui, né lasciò andare a vuoto una sola delle sue parole.» (1Sam 3,3-10.19)

​«Non sapete che il vostro corpo è tempio dello Spirito Santo, che è in voi? Lo avete ricevuto da Dio e voi non appartenete a voi stessi. Infatti siete stati comprati a caro prezzo: glorificate dunque Dio nel vostro corpo!» (1Cor 6,13-15.17-20)

«Gesù allora si voltò e, osservando che essi lo seguivano, disse loro: “Che cosa cercate?”. Gli risposero: “Rabbì – che, tradotto, significa maestro –, dove dimori?”.Disse loro:“Venite e vedrete”. Andarono dunque e videro dove egli dimorava e quel giorno rimasero con lui; erano circa le quattro del pomeriggio.» (Gv 1,35-42)

La Parola di Dio ​della seconda domenica del Tempo ordinario ci presenta due storie di vocazione e discepolato: la vocazione di Samuele (prima lettura) e come si sono uniti a Gesù i suoi primi discepoli (Vangelo)

Da questi due racconti di vocazione, risulta immediatamente evidente la necessità di una guida che aiuti a riconoscere il Signore. Nella prima lettura è il sacerdote Eli a dire a Samuele chi lo sta chiamando e come rispondere. Nel Vangelo è Giovanni il Battista a indicare a due suoi discepoli l’Agnello di Dio. Andrea e l’altro discepolo (che l’evangelista Giovanni lascia volutamente anonimo perché rappresenta ogni discepolo di tutti i tempi) si mettono alla sequela di Gesù. Oggi è la Chiesa, la comunità dei battezzati, ad indicare Gesù presente nel mondo.

Che cosa cercate? Queste sono le prime parole di Gesù che l’evangelista Giovanni ci riporta. Parole che sono rivolte ai discepoli di tutti i tempi: perché ci siamo messi alla sequela di Gesù? È importante che facciamo chiarezza: Che cosa cerchiamo? Cerchiamo la garanzia di non soffrire mai? Gesù ci promette tutt’altro: «Chi vuol venire dietro di me, rinneghi se stesso prenda la sua croce e mi segua» (cfr. Mt 16,24). Cerchiamo la sicurezza economica? Gesù ci insegna la precarietà e a non confidare nei beni materiali: «Non prendete nulla per il viaggio, né bastone, né sacca, né pane, né denaro, e non portatevi due tuniche … il Figlio dell’uomo non ha dove posare il capo» (cfr. Lc 9, 3.58). Cerchiamo “potere”? Gesù ci insegna il servizio: «Chi vuole essere il più grande, si faccia servo. Il Figlio dell’uomo è venuto per servire e non per essere servito» (cfr Mc 10, 42-45). Che cosa cerchiamo? Le Scritture antiche insegnano che Bisogna cercare Dio e cercarlo con tutto il cuore (Dt 4,29). Ora è Gesù che bisogna cercare per trovare Dio.

“Rabbì, dove dimori?” … “Venite e vedrete” Ecco cosa è indispensabile cercare: la comunione con Lui. cercando Gesù, troveremo dove dimora: nel seno del Padre. Nient’altro ci può realmente soddisfare: stare con Lui, ascoltare Lui, appartenergli (seconda lettura). I primi discepoli cercano solo Lui e vogliono stare con Lui, per questo Gesù li accoglie nella sua dimora, nell’intimità della sua comunione col Padre e lo Spirito.

Oggi noi dove possiamo riconoscere Gesù? Chi può indicarcelo presente? La Chiesa, la comunità dei fedeli convocati e animati dalla Parola. Nella prima lettura di Samuele è detto che «il Signore fu con lui, né lasciò andare a vuoto una sola delle sue parole».  Solo nell’ascolto della Parola, infatti, impariamo a riconoscere il volto di Gesù nella vita di tutti i giorni e nelle persone che incontriamo. La Parola di Dio è veramente capace di rispondere alle nostre domande più profonde di senso e di vita, e ci indica in Gesù il Maestro.

I discepoli quel giorno restarono con Lui e non ci è dato di conoscere cosa successe. L’evangelista ci riporta, però, gli effetti di quel “rimanere con Lui”: una gioia incontenibile che va annunciata: «Abbiamo trovato il Messia».

Anche noi, dopo essere rimasti con Lui, dopo avere ascoltato la Sua Parola ed avere accolto nel nostro cuore Lui vivo e vero nell’Eucarestia, siamo invitati ad annunciarlo al mondo perché anche i  nostri fratelli possano scoprire il Signore della vita.

Fr. Marco

venerdì 8 gennaio 2021

Porgete l’orecchio e venite a me, ascoltate e vivrete.

 «Su, ascoltatemi e mangerete cose buone e gusterete cibi succulenti. Porgete l’orecchio e venite a me, ascoltate e vivrete.» (Is 55,1-11)

«Carissimi, chiunque crede che Gesù è il Cristo, è stato generato da Dio; … Chiunque è stato generato da Dio vince il mondo; e questa è la vittoria che ha vinto il mondo: la nostra fede.» (1Gv 5,1-9)

« … in quei giorni, Gesù venne da Nàzaret di Galilea e fu battezzato nel Giordano da Giovanni. E, subito, uscendo dall’acqua, vide squarciarsi i cieli e lo Spirito discendere verso di lui come una colomba. E venne una voce dal cielo: “Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento”». (Mc 1,7-11)

Il tempo e il mistero di Natale sono portati a compimento dalla solennità del Battesimo del Signore che celebriamo questa domenica: il Verbo coeterno del Padre, che si è fatto  uomo per la nostra salvezza, si fa solidale con l’umanità peccatrice e si confonde con essa sulle rive del Giordano per ricevere da Giovanni un battesimo di penitenza. Egli si è fatto uomo perché noi possiamo diventare figli di Dio. Dio è nato perché noi possiamo rinascere.

Pensiamo a ciò che scrive san Giovanni nel Prologo del suo Vangelo che la Liturgia ci ha proposto spesso in questi giorni: A quanti l’hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio (Gv 1,12). Questo è ciò che avviene nel sacramento del Battesimo: l’uomo, conformato al Figlio Unigenito, diventa realmente figlio di Dio. Il Battesimo fa iniziare in noi la Vita Nuova. Anche a ciascuno di noi, conformati a Cristo nel Battesimo, il Padre dice: «Tu sei il Figlio mio, l’amato: in te ho posto il mio compiacimento». Generato dal Battesimo a vita nuova, il cristiano inizia il suo cammino di crescita  finché arriviamo tutti all'unità della fede e della conoscenza del Figlio di Dio, fino all'uomo perfetto, fino a raggiungere la misura della pienezza di Cristo. (Ef 4,13). Un cammino che lo porterà ad invocare consapevolmente Dio come “Abbà – Padre”, a rivolgersi a Lui con gratitudine e a vivere la gioia di essere suo figlio.

Per potere vivere di questa vita nuova che ci è stata regalata, per accogliere il compiacimento del Padre, siamo, però invitati all’ascolto obbediente della Parola. È ciò che ci dice oggi il profeta Isaia nella prima lettura: ascoltate e vivrete! Ascoltare il nostro Maestro Gesù Cristo, il Verbo del Padre che si è fatto carne, significa fidarci di Lui, riporre in Lui la nostra fede, e obbedire ai suoi comandamenti; ciò comporta non credere ad altri “maestri”, non vivere “secondo il mondo”, ma “secondo il vangelo”. Solo così, obbedendo al comandamento dell’amore di Dio autenticato dall’amore dei fratelli, dimostreremo di essere diventati nuova creatura, di essere stati “generati dal Dio” (II lettura). Come cristiani, infatti, grazie allo Spirito Santo ricevuto nel Battesimo, abbiamo in sorte il dono e l’impegno di vivere da figli di Dio e da fratelli, per essere come “lievito” di un’umanità nuova, solidale e ricca di pace e di speranza.

Fr. Marco

martedì 5 gennaio 2021

Cristo è la Luce del Mondo


«Cammineranno le genti alla tua luce, i re allo splendore del tuo sorgere. Alza gli occhi intorno e guarda: tutti costoro si sono radunati, vengono a te.» ( Is 60,1-6)

« … le genti sono chiamate, in Cristo Gesù, a condividere la stessa eredità, a formare lo stesso corpo e ad essere partecipi della stessa promessa per mezzo del Vangelo.» (Ef 3,2-3.5-6)

« … alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: “Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo”» (Mt 2,1-12)

Nella solennità dell’Epifania, celebriamo la “manifestazione” (in greco epifania) del Signore al mondo intero, a tutti i popoli rappresentati dai Magi venuti dall’oriente. La tradizione popolare parla di “tre re” per i doni che offrono a Gesù: oro per il re dei re della terra; incenso per onorare il Verbo di Dio fatto uomo; e mirra simbolo della passione salvifica che Egli avrebbe accolto per noi. I tre Magi, però, rappresentano anche i tre figli di Noè: Sem, Cam e Iafet; ossia tutta l’umanità che da essi sarebbe discesa. Gesù, Luce del mondo, viene per essere conosciuto da tutti i popoli e perché tutti possano scoprire in Lui il senso della vita.

San Paolo, infatti, nella seconda lettura di oggi, ci ricorda che tutte le genti sono chiamate, in Cristo Gesù, a condividere la stessa eredità, a formare lo stesso corpo e ad essere partecipi della stessa promessa per mezzo del Vangelo. Gesù, nella “preghiera sacerdotale” fatta durante l’ultima cena pregherà il Padre perché, per la testimonianza degli apostoli, tutti credano in Lui e siano una cosa sola ( Gv 17, 20-21). È questo il disegno del Padre, fare di Cristo il cuore del mondo, come recita un’antifona della liturgia dei Vespri. È questa la missione della Chiesa: annunciare che Gesù Cristo, Via, Verità e Vita, è la pienezza della rivelazione del Padre e che solo nel Suo nome c’è salvezza (Cfr At 4,12)

Nella prima lettura, la Parola di Dio ci descrive una situazione di “tenebra”, di oscurità, una situazione in cui sembra che non ci sia speranza. In queste tenebre spunta la Luce, la Speranza: il Signore dà un segno della sua presenza nel mondo attraverso la gloria di Gerusalemme.

Oggi il segno della presenza di Dio nel mondo, questo segno che deve dare speranza e invitare alla gioia, è la Chiesa, l’assemblea dei battezzati, il nuovo popolo di Dio, la Gerusalemme Celeste del “già e non ancora”, cioè già presente nel mondo, ma non ancora pienamente rivelata; è per questo che proprio oggi si legge “l’annuncio del giorno di Pasqua”: si annuncia il Mistero di Cristo di cui tutto l’anno liturgico è memoriale e attuazione. Per i nostri contemporanei, quindi, è la Chiesa, il popolo della nuova ed eterna alleanza, il segno che splende della gloria di Dio.

Vorrei soffermarmi, inoltre, sulla modalità di questa manifestazione riportata nella pagina del vangelo odierno: “Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo”. In queste parole dei Magi è sintetizzato il modo in cui tutti “gli uomini di buona volontà” possono accogliere la manifestazione del Signore: la Creazione (la stella) e la Scrittura, la sua autorivelazione al Suo popolo (… così è scritto per mezzo del profeta …). I Magi si mettono in cammino guidati dalla Stella, simbolo della creazione scrutata con attenzione e sapienza. La creazione parla del Creatore, l’ordine del cosmo ci parla di colui che l’ha ordinato. Ogni uomo di buona volontà, scrutando la creazione e le  sue leggi, può giungere a comprendere qualcosa del creatore. Tuttavia ciò non basta: i Magi hanno bisogno di chiedere indicazioni ai rappresentanti del popolo eletto. L’uomo, che anche senza esserne cosciente cerca Dio e in Lui la Vita, non può da solo giungere a conoscerlo pienamente. Per questo Dio gli si fa incontro con la sua autorivelazione nella Scrittura e, nella pienezza del tempo, venendo Lui stesso a manifestare il Suo Amore per noi. Solo alla luce di questa rivelazione, di cui noi cristiani siamo chiamati ad essere testimoni credibili, anche il cosmo torna ad avere un senso pieno: la stella, che avevano visto spuntare, li precedeva.

Il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. La manifestazione di Dio, però, non è per tutti motivo di gioia. Gli Erode di ogni tempo vedono in Lui un avversario, una minaccia alla propria “sovranità”. L’uomo corrotto dal peccato è assetato di Vita, ed è convinto di poterla avere solo senza Dio. Creato a immagine di Dio e per stare in comunione d’amore con Lui, l’uomo dopo il peccato non accetta limiti alla propria autonomia e si ribella contro il Creatore e le leggi della creazione.

Il Signore, però, oggi nel fragile segno di un bimbo in braccio a sua madre, ci rivela che non ci è avverso, non è nemico della nostra piena realizzazione; tutt’altro: in Cristo Gesù, tutti i popoli, tutti gli uomini e le donne di buona volontà, sono chiamati alla pienezza della Vita.

Dinanzi alla rivelazione dell’amore del Signore, i Magi provarono una gioia grandissima. Anche noi, come loro, siamo chiamati quest’oggi, da uomini liberati dalla schiavitù del peccato e delle passioni, a prostrarci in adorazione del Signore della Vita.

Fr. Marco

sabato 2 gennaio 2021

In Lui è la Vita e la Luce degli uomini

 

«La sapienza fa il proprio elogio, … Allora il creatore dell’universo mi diede un ordine, colui che mi ha creato mi fece piantare la tenda e mi disse: “Fissa la tenda in Giacobbe e prendi eredità in Israele, affonda le tue radici tra i miei eletti”» (Sir 24,1-4.12-16)

«In lui ci ha scelti prima della creazione del mondo per essere santi e immacolati di fronte a lui nella carità, predestinandoci a essere per lui figli adottivi mediante Gesù Cristo, secondo il disegno d’amore della sua volontà, a lode dello splendore della sua grazia, di cui ci ha gratificati nel Figlio amato.» (Ef 1,3-6.15-18)

«Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto. A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio … E il Verbo si fece carne e venne ad abitare in mezzo a noi; e noi abbiamo contemplato la sua gloria, gloria come del Figlio unigenito che viene dal Padre, pieno di grazia e di verità.» (Gv 1,1-18)

La Parola di Dio della seconda Domenica dopo il Natale ci presenta la Sapienza che pone la sua tenda in mezzo a noi. Nel Vangelo ascoltiamo nuovamente, come nel giorno di Natale, il “prologo” del Vangelo di Giovanni: il Verbo di Dio, il Logos coetereno del Padre, la logica che regge la creazione del mondo e che era “in principio”, la Luce che permette di dare senso a tutte le cose, la Vita vera, si è fatto Carne, ha assunto la nostra debolezza per permetterci di diventare figli di Dio. Il Dio che nessuno ha mai visto e che la sapienza umana può solo ipotizzare, ci è rivelato pienamente dal Figlio.

È questa la buona notizia carica di stupore che oggi la Parola ci annuncia. Una notizia che ci riempie di gioia e di speranza: la vita non è senza senso, senza logica (il Logos è venuto in mezzo a noi!); le tenebre del mondo non possono vincere la Luce; il nostro orizzonte non è più la semplice sopravvivenza, ma la Vita piena. Siamo stati scelti prima della creazione del mondo per essere figli adottivi mediante Gesù Cristo.

In lui era la vita e la vita era la luce degli uomini; Volendo escludere Dio dalla propria esistenza, l’umanità ha perso il senso della Vita; brancola nelle tenebre cercando una Vita che non può darsi da se stessa. Da qui l’angoscia esistenziale, la bramosia di vita, che è all’origine di tante guerre a tutti i livelli: per dominare, per accaparrarsi risorse cercando nel potere e nell’avere la Vita.

Come nel giorno di Natale, anche oggi la Parola ci invita ad accogliere il Verbo, a cambiare la logica con la quale viviamo la nostra vita: non la logica del mondo, ma la Sapienza di Dio, la logica del Vangelo; così facendo diventeremo figli del Padre e gioiremo della Sua gioia. Quella gioia che è di ogni padre e che sta nella piena realizzazione dei figli. Solo vivendo pienamente la nostra vita, realizzando quel progetto di felicità che il Padre da sempre ha per noi, glorificheremo il Padre, come il Figlio coeterno ci ha mostrato e resi capaci di fare.

Il Signore ce lo conceda. Fra Marco

giovedì 31 dicembre 2020

Maria custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore.


 « … porranno il mio nome sugli Israeliti e io li benedirò» (Nm 6, 22-27)

«Fratelli, quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la Legge, per riscattare quelli che erano sotto la Legge, perché ricevessimo l’adozione a figli.» (Gal 4,4-7)

«Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore.» (Lc 2,16-21)

​Oggi, primo giorno dell’anno, che per Volere di S. Paolo VI è anche la giornata mondiale della Pace,  la Chiesa celebra la solennità di Maria santissima Madre di Dio. La Parola di Dio di questa solennità si apre con la benedizione del Signore che, attraverso la sua santissima Madre, fa splendere il suo volto sui suoi consacrati. Trovo veramente confortante che l’anno civile si concluda e si apra nel segno della benedizione del Signore: il tempo, tutto il nostro tempo, è un dono del Padre ed è sotto la Sua benedizione!

In questo ottavo giorno dopo il Natale, inoltre, la pagina evangelica ci conduce ancora una volta, insieme ai pastori, davanti la mangiatoia in cui è adagiato Gesù, il principe della Pace, che viene nel fragile segno di un bambino. Come i pastori, anche noi, siamo invitati a lasciarci prendere dallo stupore.

Forse oggi abbiamo perso la capacità di stupirci: assistiamo continuamente e con atteggiamento indifferente alle più alte manifestazioni di grandezza della nostra umanità e alle più abbiette miserie del genere umano. La globalizzazione ci ha anestetizzati di fronte a grandi scoperte e immani tragedie. La Parola di oggi ci invita a riscoprire il sentimento di stupore che prese i pastori dinanzi la gloria di Dio manifestata nel bambino Gesù. Come i pastori, fidiamoci del Signore e lasciamo che continui a meravigliarci, a mostrarci le sue meraviglie!

Per poterci stupire, però, è importante apprendere l’atteggiamento di Maria che «custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore»:  meditava la povertà della stalla, la visita dei pastori mandati da un angelo, il canto delle schiere celesti degli angeli. Meditava soprattutto il mistero del suo figlio, Dio fatto uomo ed era consapevole della sua divina maternità. Quel bambino piccolo, debole e bisognoso di tutto era il suo Dio ed era suo figlio! L'infinita tenerezza della maternità di Maria è un riflesso della paternità di Dio.

Iniziando un nuovo anno civile,  oggi impariamo, inoltre, dalla nostra santissima Madre a mettere Gesù al centro della nostra vita. Maria, infatti, in quanto Madre di Dio, è costantemente rivolta al Figlio con lo sguardo, il pensiero, il cuore e tutta se stessa. Ha contemplato Gesù fin dalla sua nascita in costante atteggiamento di stupore e di adorazione.

Credo sia bello oggi pregare il Signore, con le parole di quella che forse è la più antica preghiera mariana (III sec.), perché ci conceda la pace per intercessione della Madre di Dio: “Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio, santa Madre di Dio: non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova e liberaci da ogni pericolo, o Vergine gloriosa e benedetta”.

Alla materna intercessione di Maria affidiamo tutte vittime del Covid-19; gli operatori sanitari; le vittime delle catastrofi naturali, terremoti, incendi, alluvioni;  le vittime della violenza e dell'odio, specialmente i cristiani vessati, sradicati, perseguitati e uccisi. Guidati dalla Parola e resi figli nel Figlio, lasciamoci raggiungere dalla benedizione divina e, affidandoci al Cristo Signore cui appartengono i giorni i secoli e il tempo, lasciamo che il Suo volto risplenda attraverso di noi perché il mondo conosca quella Pace vera che il Signore è venuto a portare. Auguri di un Buon 2021.
Fr. Marco

sabato 26 dicembre 2020

La famiglia, "scultura vivente capace di manifestare Dio"

 


«Non temere, Abram. Io sono il tuo scudo; la tua ricompensa sarà molto grande» (Gen 15,1-6; 21,1-3)

«Per fede, Abramo, chiamato da Dio, obbedì partendo per un luogo che doveva ricevere in eredità, e partì senza sapere dove andava. Per fede, anche Sara, sebbene fuori dell’età, ricevette la possibilità di diventare madre, perché ritenne degno di fede colui che glielo aveva promesso.» (Eb 11,8.11-12.17-19)

«Quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, [Maria e Giuseppe] portarono il bambino [Gesù] a Gerusalemme per presentarlo al Signore – come è scritto nella legge del Signore: “Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore” – e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.» (Lc 2,22-40)

Nella festa della Santa Famiglia​, il Vangelo ci presenta il nucleo fondamentale della Chiesa: la famiglia secondo il progetto del Padre.

Il primo dato che emerge è l’obbedienza alla Legge del Signore: la consacrazione al Signore del figlio primogenito e la purificazione rituale della Madre. L’altro dato, che apprendiamo dalle parole del giusto Simeone, è che neanche a Maria Santissima, la benedetta fra le donne, verrà risparmiata la sofferenza: « … anche a te una spada trafiggerà l’anima». L’inno delle Lodi mattutine, inoltre, definisce la sacra famiglia “esperta nel soffrire”. La prima conclusione che possiamo trarre, allora, è che la Pace che viene a portare Gesù non è assenza di tribolazioni, ma la capacità di affrontarle con l’obbedienza fiduciosa animata dall’Amore; quell’amore che vince il mondo e che riempie di una forza invincibile.

È proprio l’obbedienza fiduciosa a cui corrisponde la fedeltà di Dio, la tematica fondamentale che attraversa le letture di oggi. La prima e la seconda lettura, infatti, ci presentano la figura di Abramo che obbedisce e si mette in cammino per strade sconosciute e, proprio quando pensa di avere perso tutto, fa l’estremo atto di fiducia (credette al Signore, che glielo accreditò come giustizia) e riceve quella discendenza che umanamente gli era preclusa.

È nella famiglia obbediente al progetto di Dio, nella comunione d’amore che si apre alla fecondità, che si manifesta la fedeltà di Dio all’uomo; quella fedeltà che diventa speranza di un futuro e pienezza di vita. Oggi, però, la crisi economica e le tendenze sociali e politiche minacciano la famiglia fin dal suo nascere tanto che si ha sempre più paura di sposarsi e fare figli. L’avere esteso il concetto di famiglia tanto che perfino un uomo e il suo cane o addirittura un uomo e la sua bambola gonfiabile (un esempio del 1 dicembre scorso è Yuri Tolochko) hanno la pretesa di essere definiti “famiglia”, ha svuotato di senso il termine stesso

Slogan pubblicitari come: “Tutto attorno a te!”, “Tu vali!” ecc., inoltre, sono spie di una cultura edonistica in cui il piacere individuale, lo “stare bene”, è divenuto l’unico criterio delle scelte della nostra vita. Spinti da questa esigenza (che, nei giusti limiti, ha la sua legittimità), facciamo spesso scelte che ci rovinano la vita: inseguiamo un miraggio, magari convinti che “quest’uomo”, “questa donna” o finanche “questo figlio” sono la causa del malessere. Alla fine soffriamo e siamo causa di sofferenza. Quanti innocenti sacrificati al nostro egoismo, alla nostra egolatria alla nostra pretesa di benessere!

La Parola di Dio di oggi ci presenta il modo per salvare la famiglia: l’obbedienza fiduciosa che si mette in cammino, non confidando sulle proprie forze e nelle proprie certezze, ma sull’obbedienza alla Parola.

È nella famiglia, infatti, come ci ricorda Papa Francesco, nell’enciclica Amoris Laetitia, che si riscopre l’autentica immagine di Dio: «I due grandiosi capitoli iniziali della Genesi ci offrono la rappresentazione della coppia umana nella sua realtà fondamentale. In quel testo iniziale della Bibbia brillano alcune affermazioni decisive. La prima, citata sinteticamente da Gesù, afferma: «Dio creò l’uomo a sua immagine; a immagine di Dio lo creò: maschio e femmina li creò» (1,27). Sorprendentemente, l’“immagine di Dio” ha come parallelo esplicativo proprio la coppia “maschio e femmina”. […] Si preserva la trascendenza di Dio, ma, dato che è al tempo stesso il Creatore, la fecondità della coppia umana è “immagine” viva ed efficace, segno visibile dell’atto creatore. La coppia che ama e genera la vita è la vera “scultura” vivente (non quella di pietra o d’oro che il Decalogo proibisce), capace di manifestare il Dio creatore e salvatore. Perciò l’amore fecondo viene ad essere il simbolo delle realtà intime di Dio […] In questa luce, la relazione feconda della coppia diventa un’immagine per scoprire e descrivere il mistero di Dio, fondamentale nella visione cristiana della Trinità che contempla in Dio il Padre, il Figlio e lo Spirito d’amore. Il Dio Trinità è comunione d’amore, e la famiglia è il suo riflesso vivente.» (AL 10-11).

Contemplando la santa Famiglia di Nazareth siamo spinti a cercare il criterio del successo della vita familiare nell’obbedienza alla Parola, nel continuo superamento del nostro egoismo, nell'esercizio dell'amore. Un amore che ben conosce il sacrificio personale, la spada che ti trapassa l'anima. La profezia di Simeone a Maria si avvererà sotto la croce, dove Maria, stava, in piedi, a nome di tutta l'umanità.

Quest’oggi, allora, preghiamo insieme perché ogni famiglia trovi la forza di vivere ogni giorno l’Amore vero che viene da Dio e, superando le difficoltà che la vita non risparmia a nessuno, costruisca ogni giorno la comunione e la pace.

Fr. Marco

giovedì 24 dicembre 2020

A quanti lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio


 «Come sono belli sui monti i piedi del messaggero che annuncia la pace, del messaggero di buone notizie che annuncia la salvezza, che dice a Sion: “Regna il tuo Dio”.» (Is 52,7-10)

«Dio, che molte volte e in diversi modi nei tempi antichi aveva parlato ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio, che ha stabilito erede di tutte le cose e mediante il quale ha fatto anche il mondo.» (Eb 1,1-6)

«Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto. A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio: a quelli che credono nel suo nome, i quali, non da sangue né da volere di carne né da volere di uomo, ma da Dio sono stati generati» (Gv 1,1-18)

Celebrando la solennità del Natale, siamo invitati a gioire perché è avvenuto l’impossibile: il Verbo si è fatto Carne, l’Eterno è entrato nel tempo, Dio si è fatto uomo; il Creatore si è fatto creatura nel grembo della Vergine per fare di noi, sue creature, figli di Dio. Contemplando il fragile segno del Bambino posto nella mangiatoia, quindi, esultiamo di gioia. Una gioia, però che purtroppo non raggiunge tutti.

Venne fra i suoi, e i suoi non lo hanno accolto. Ad accoglierlo, lo abbiamo sentito nella liturgia della messa della notte, sono solo i pastorelli che vegliavano le greggi. I “grandi della terra” non si accorgono nemmeno della sua venuta. “I suoi”, il popolo di Dio, hanno smesso di attendere e non si accorgono di lui. Tra qualche giorno, inoltre, scopriremo che, tutt’altro che accoglierlo, “i suoi” vogliono eliminarlo.

Non c’era posto per loro nell’alloggio, così abbiamo sentito stanotte. Maria e Giuseppe sono costretti a trovare rifugio in una stalla e la prima culla del Figlio Eterno del Padre fatto uomo è una mangiatoia. Il mondo non lo ha riconosciuto e purtroppo ancora non lo riconosce. Quanti festeggiano un natale senza senso, un natale in cui non nasce nessuno, in cui non c’è Gesù!

A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio. Il Figlio eterno del Padre è venuto a renderci figli! Non solo creature, ma figli, capaci di riconoscere il Padre e di entrare in relazione con Lui. Cosa significa accogliere il Verbo Eterno fatto uomo? Significa riconoscerlo Dio, Signore della nostra vita e vivere sotto la Sua signoria; significa ascoltare la Sua Parola e fare la Sua Volontà. Se accolgo Gesù come Signore, è evidente che non sono più io il signore della mia vita e sicuramente non sono il signore di quanti mi stanno accanto. Ecco perché è così difficile accoglierlo: l’uomo figlio di Adamo, vuole essere signore, vuole dominare, vuole decidere ciò che è bene e ciò che è male … e così facendo si rovina la vita. Essendo solo una creatura, infatti, non può donarsi la vita. Le sue scelte senza Dio, che è la Vita, non possono che essere scelte di morte.

A quanti però lo hanno accolto ha dato potere di diventare figli di Dio. Il Battesimo, conformandoci a Cristo, ci rende figli di Dio. Una volta questo sacramento, celebrato da adulti, era frutto di una scelta consapevole alla quale ci si preparava per anni: davvero si accoglieva Gesù come Signore. Oggi, con il Battesimo dei bambini amministrato in una società anticristiana, spesso ci si ritrova cristiani senza esserlo mai diventati.

Diventare Figli di Dio. In relazione d'Amore col Padre. Con la serena consapevolezza di avere un Padre che provvede a noi. Sapendo che dove non arriviamo noi, arriva il Padre. Con la certezza che la nostra vita è nelle mani del Padre e che alla fine sarà il Suo abbraccio ad accoglierci.

Accogliamo, allora, il Verbo Eterno, la Parola di Dio che si fa carne; riconosciamo, con i fatti e nella verità, Gesù come Signore della nostra vita per sperimentare la gioia di essere figli di Dio. Buon Natale del Signore.

Fr. Marco