sabato 19 gennaio 2019

Come gioisce lo sposo per la sposa, così il tuo Dio gioirà per te


«Sì, come un giovane sposa una vergine, così ti sposeranno i tuoi figli; come gioisce lo sposo per la sposa, così il tuo Dio gioirà per te.» (Is 62,1-5)

​«Fratelli, vi sono diversi carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversi ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diverse attività, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti.» (1Cor 12,4-11)

«Venuto a mancare il vino, la madre di Gesù gli disse: “Non hanno vino”. E Gesù le rispose: “Donna, che vuoi da me? Non è ancora giunta la mia ora”. Sua madre disse ai servitori: “Qualsiasi cosa vi dica, fatela”.» (Gv 2,1-11)

Il Vangelo della seconda domenica del Tempo Ordinario, completa la manifestazione di Gesù cominciata con l’epifania e continuata con il battesimo (la voce dall’alto): con il primo segno Gesù manifestò la sua gloria e i suoi discepoli credettero in lui.
Credo sia importante sottolineare che l’inizio dei segni avviene in un contesto nuziale. Si tratta di un simbolo potente già usato dai profeti (la prima lettura ne è un esempio) per descrivere il Patto di reciproca appartenenza tra JHWH e il popolo eletto: tu sarai il mio popolo ed io sarò il tuo Dio (Cfr. Ger 31,1)
In questo matrimonio, tuttavia, viene a mancare il vino della gioia! Non c’è più festa. Il Popolo ha dimenticato chi è il suo Dio; ha assolutizzato la Legge e vive il suo rapporto con Dio come un adempimento di doveri in cui cerca il tornaconto immediato (do ut des: do affinché tu dia): celebra il culto per avere salute e ricchezza; cerca i doni di Dio dimenticando il Datore di ogni bene, il Signore che opera tutto in tutti.
Non a caso, quando la Madre fa notare a Gesù che non hanno più vino, Lui risponde facendo allusione all’Ora. Solo nell’Ora della Sua Gloria (come Giovanni legge la passione, morte e resurrezione), in cui verrà sancita la Nuova ed Eterna Alleanza, tornerà la gioia piena. È nel vino che sarà il Suo Sangue che Gesù riconcilia l’umanità con il Padre e sancisce il Patto nella Gioia dell’Amore.
Alla risposta di Gesù, che sembra volere negare il suo intervento, fa seguito un ordine della Madre ai servi: “Qualsiasi cosa vi dica, fatela”. Maria, con la sua fiducia nell’intervento del Figlio, in qualche modo anticipa l’Ora. Non si lascia scoraggiare dall’apparente diniego di Gesù.
Vorrei soffermarmi brevemente su ciò che la Madre ci insegna in questo contesto: il potere della preghiera fiduciosa e perseverante, e la necessità di fare “Qualsiasi cosa vi dica”, cioè anche ciò che può sembrarci illogico, non secondo il nostro modo di pensare (per es. riempire di acqua le giare per rimediare alla mancanza di vino). Finché non accoglieremo la Sua logica nella nostra vita, finché non accetteremo, concretamente ed esistenzialmente, la Sua signoria sulla nostra vita, non potremo gustare il vino della gioia che Lui vuole darci.
Dato il contesto nuziale in cui avviene il primo segno, è naturale un riferimento a come oggi il mondo intende il matrimonio.
«Per questo l'uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà alla sua donna e i due formeranno una carne solaQuesto mistero è grande; lo dico in riferimento a Cristo e alla Chiesa! (cfr Ef 5,31-32). Oggi sembra che perfino alcuni cristiani abbiano dimenticato che il matrimonio è immagine dell’amore di Cristo per la Chiesa, un amore in cui Cristo dona la vita per la Chiesa e la Chiesa esiste solo per Cristo. L’uno è tutto per l’altra e viceversa. Oggi il matrimonio è visto da molti quasi esclusivamente come una ricerca di appagamento egoistico: l’altro/a mi deve rendere felice; quando non adempie più lo scopo, quando non mi rende felice, lo posso cambiare (e spesso il mondo insiste: «Se non sei felice, vattene o mandalo via e cercane un altro! Perché tu vali!»). Oggi nel matrimonio come in altre scelte di vita, la prospettiva è “ego centrata”. Gesù e la logica dell’amore crocifisso non trovano posto nel rapporto di coppia. Per questo anche in molti matrimoni odierni viene a mancare il vino. È necessaria una “conversione”, cambiare la prospettiva in cui si vive e riammettere Gesù all’interno del rapporto matrimoniale. Solo così tornerà ad esserci il vino della gioia un vino che nessun altro può donarci.
Fr. Marco

sabato 12 gennaio 2019

Ecco il vostro Dio! Porta gli agnellini sul petto e conduce dolcemente le pecore madri


«Ecco il vostro Dio! Ecco, il Signore Dio viene con potenza, il suo braccio esercita il dominio. Ecco, egli ha con sé il premio e la sua ricompensa lo precede. Come un pastore egli fa pascolare il gregge e con il suo braccio lo raduna; porta gli agnellini sul petto e conduce dolcemente le pecore madri». (Is 40, 1-5.9-11)

«Ma quando apparvero la bontà di Dio, salvatore nostro, e il suo amore per gli uomini, egli ci ha salvati, non per opere giuste da noi compiute, ma per la sua misericordia, con un’acqua che rigenera e rinnova nello Spirito Santo» (Tt 2,11-14;3,4-7)

«Giovanni rispose a tutti dicendo: “Io vi battezzo con acqua; ma viene colui che è più forte di me, a cui non sono degno di slegare i lacci dei sandali. Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco”». (Lc 3, 15-16.21-22)
Il tempo e il mistero di Natale sono portati a compimento dalla festa del Battesimo del Signore che celebriamo questa domenica: il Verbo coeterno del Padre, che si è fatto  uomo per la nostra salvezza, si fa solidale con l’umanità peccatrice e si confonde con essa sulle rive del Giordano per ricevere da Giovanni un battesimo di penitenza.
Quello impartito da Giovanni Battista, infatti, come sappiamo, non è il battesimo sacramento che abbiamo ricevuto noi, ma un “lavacro” simbolico che suggellava il serio proposito di convertirsi, di fare penitenza. Gesù, l’unico innocente, non ne aveva bisogno. Da qui le proteste di Giovanni riportate nel vangelo di Matteo: “Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?”
Il Maestro, però, vuole portare a compimento la Sua solidarietà con l’umanità; vuole salvare tutti senza distinzioni. Il Figlio amato del Padre, si confonde con i peccatori perché noi possiamo diventare figli. Da qui il compiacimento del Padre che dà inizio alla vita pubblica di Gesù.

Egli vi battezzerà in Spirito Santo e fuoco. La festa del Battesimo del Signore, infatti, è per noi anche occasione opportuna per fare memoria di quanto è avvenuto nel nostro Battesimo, quello che abbiamo ricevuto nel nome del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo; quello in Spirito Santo e fuoco. Quel Battesimo che, conformandoci all’Unigenito Figlio di Dio, ci ha resi figli: anche per noi il Padre, nel giorno del nostro battesimo, ha detto: “Tu sei il Figlio mio, l’amato”.
Siamo diventati figli di Dio! Lo siamo perché il Battesimo ci ha conformati a Cristo, ci ha innestati in Lui. Questa conformità, però, deve essere visibile nel nostro quotidiano. Come figli siamo invitati ad imparare dal Figlio a rinnegare l’empietà e i desideri mondani e a vivere in questo mondo con sobrietà, con giustizia e con pietà, nell’attesa della beata speranza e della manifestazione della gloria del nostro grande Dio e salvatore Gesù Cristo. Siamo chiamati a portare frutto con la nostra vita perché il Padre possa compiacersi anche di noi.
Fr. Marco

sabato 5 gennaio 2019

Risplende la Gloria del Signore


«… ecco, la tenebra ricopre la terra, nebbia fitta avvolge i popoli; ma su di te risplende il Signore, la sua gloria appare su di te.» (Is 60,1-6)

«Fratelli, penso che abbiate sentito parlare del ministero della grazia di Dio, a me affidato a vostro favore: … le genti sono chiamate, in Cristo Gesù, a condividere la stessa eredità, a formare lo stesso corpo e ad essere partecipi della stessa promessa per mezzo del Vangelo.» (Ef 3,2-3;5-6)

« … alcuni Magi vennero da oriente a Gerusalemme e dicevano: “Dov’è colui che è nato, il re dei Giudei? Abbiamo visto spuntare la sua stella e siamo venuti ad adorarlo”. All’udire questo, il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme.» (Mt 2,1-12)

Nella solennità dell’Epifania celebriamo la “manifestazione” (questo significa epifania in greco) del Signore al mondo intero, ai “lontani” rappresentati dai Magi venuti dall’oriente. La tradizione popolare parla di “tre re” per i doni che offrono al bambino Gesù: oro per il Re dei re della terra, incenso per onorare la divinità del Figlio di Dio e mirra simbolo della passione salvifica che avrebbe accolto per noi. Nella tradizione dei tre Magi, però, sono rappresentati anche i tre figli di Noè, Sem, Cam e Iafet, ossia tutta l’umanità che da essi trova origine secondo la tradizione biblica (Cfr. Gen 6,10; 9,1).
Il profeta Isaia, nella prima lettura, ci descrive una situazione di “tenebra”, di oscurità, una situazione in cui sembra che non ci sia speranza. In queste tenebre spunta la Luce, la Speranza: il Signore dà un segno della sua presenza nel mondo attraverso la gloria di Gerusalemme.
Oggi questo segno che deve dare speranza e invitare alla gioia, il segno della presenza di Dio nel mondo, è la Chiesa, l’assemblea dei battezzati, il nuovo popolo di Dio, la Gerusalemme Celeste del “già e non ancora”, cioè già presente nel mondo, ma non ancora pienamente rivelata. È per questo che proprio oggi si legge “l’annuncio del giorno di Pasqua”: si annuncia il Mistero di Cristo di cui la Chiesa celebra il memoriale e l’attuazione durante tutto l’anno liturgico. Per i nostri contemporanei, quindi, è la Chiesa il segno che splende della gloria di Dio. Non per tutti, però, la presenza della gloria di Dio è motivo di gioia.

Il re Erode restò turbato e con lui tutta Gerusalemme. Così il Vangelo descrive i sentimenti di Erode e della casta sacerdotale che vedono nel Re che è nato un turbamento al loro potere. Anche oggi, purtroppo, “il mondo” (nell’accezione che a questa parola da s. Giovanni) vede in Gesù un “disturbatore” da eliminare, da ridurre al silenzio. Quante volte mi capita di sentire dire che la Chiesa (intendendo con ciò il magistero) non deve intromettersi … sembra quasi che la libertà di parola valga per tutti, tranne che per chi professa il Vangelo!
Anche a noi può capitare di sentirci “disturbati” dal Signore; può capitare che le esigenze della Sua sequela, diametralmente opposte a quelle del mondo, ci portino a volerlo “eliminare”. Se riconosciamo in Gesù il Signore, infatti, dobbiamo rinunciare alla “signoria del nostro io”, a mettere noi stessi al centro del mondo, per adorare Lui e vivere sotto la Sua signoria. Solo facendo questo potremo svolgere quel ministero di cui ci parla oggi S. Paolo nella seconda lettura e che appartiene a tutti i battezzati: annunziare al mondo la Speranza e la Gioia. Annunziare al mondo che ci sono “valori” capaci di dare la felicità, ma che non possono essere messi in banca; valori diversi da quelli economici: valori eterni e capaci di darci quella felicità che il denaro, il “piacere” o il potere non saranno mai capaci di darci.
Accogliamo, allora, il Signore che viene a manifestare la Sua gloria, poniamoci sotto la Sua signoria di Amore e di Pace. Sperimenteremo la libertà di essere figli di Dio amati e testimonieremo al mondo quella gioia di vivere di cui i nostri contemporanei sono assetati. Auguri.
Fr. Marco.

lunedì 31 dicembre 2018

Maria custodiva tutte queste cose meditandole nel suo cuore


« … porranno il mio nome sugli Israeliti e io li benedirò» (Nm 6, 22-27)

«Fratelli, quando venne la pienezza del tempo, Dio mandò il suo Figlio, nato da donna, nato sotto la Legge, per riscattare quelli che erano sotto la Legge, perché ricevessimo l’adozione a figli.» (Gal 4,4-7)

«Tutti quelli che udivano si stupirono delle cose dette loro dai pastori. Maria, da parte sua, custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore.» (Lc 2,16-21)

Il primo giorno dell’anno è stato dalla Chiesa consacrato alla solennità di Maria Santissima Madre di Dio: attraverso la sua santissima Madre, il Signore della Storia cui appartengono i giorni, i secoli e il tempo, fa splendere il Suo volto sui suoi consacrati. Ecco il motivo per cui la liturgia della Parola di questa solennità si apre con la benedizione del Signore. Per volere di Papa Paolo VI, inoltre, oggi si celebra la giornata mondiale della Pace.
Il Vangelo ci riporta ancora una volta, insieme ai pastori, davanti la mangiatoia in cui è adagiato Gesù, il principe della Pace, che viene nel fragile segno di un bambino. Anche noi, come i pastori, siamo invitati a lasciarci prendere dallo stupore. In una società come quella attuale dove sembra che niente possa più stupirci, dove assistiamo continuamente e con atteggiamento indifferente alle più alte vette del genere umano e alle più abbiette miserie della nostra umanità, siamo invitati a ricoprire il sentimento di stupore che prese i pastori dinanzi la gloria di Dio manifestata nel bambino Gesù. 
Come i pastori, riconosciamo l’opera del Signore nei fragili segni del tempo e lasciamo che continui a mostrarci le sue meraviglie! Perché questo possa avvenire, però, è importante apprendere l’atteggiamento di Maria che «custodiva tutte queste cose, meditandole nel suo cuore»:  meditava la povertà della stalla, la visita dei pastori mandati da un angelo, il canto delle schiere celesti degli angeli. Meditava soprattutto il mistero del suo figlio, Dio fatto uomo. Quel bambino piccolo, debole e bisognoso di tutto era il suo Dio ed era suo figlio! L'infinita tenerezza della maternità di Maria è un riflesso della paternità di Dio.
In questo giorno in cui inizia un nuovo anno civile, impariamo, inoltre, dalla nostra santissima Madre a mettere Gesù al centro della nostra vita. Maria, infatti, in quanto Madre di Dio, è costantemente rivolta al Figlio con lo sguardo, il pensiero, il cuore e tutta se stessa. Ha contemplato Gesù fin dalla sua nascita in costante atteggiamento di stupore e di adorazione. 
Quest’oggi, allora, con le parole di quella che forse è la più antica preghiera mariana (III sec.), siamo invitati a pregare il Signore perché ci conceda la pace per intercessione della Madre di Dio: “Sotto la tua protezione cerchiamo rifugio, santa Madre di Dio: non disprezzare le suppliche di noi che siamo nella prova e liberaci da ogni pericolo, o Vergine gloriosa e benedetta”.
Alla protezione della Madre di Misericordia, come la invochiamo nel Salve Regina,  affidiamo tutte le vittime della violenza e dell'odio, specialmente i cristiani vessati, sradicati, perseguitati e uccisi.
Guidati dalla Parola e resi figli nel Figlio, lasciamoci raggiungere dalla benedizione divina e lasciamo che il Suo volto Misericordioso risplenda su di noi e attraverso di noi perché il mondo conosca quella Pace che il Signore è venuto a portare. Buon anno 2019!

Fr. Marco 

sabato 29 dicembre 2018

Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?


«Al finir dell’anno Anna concepì e partorì un figlio e lo chiamò Samuèle, “perché – diceva – al Signore l’ho richiesto”». (1Sam 1,20-22.24-28)

«Carissimi, noi fin d’ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato […] Questo è il suo comandamento: che crediamo nel nome del Figlio suo Gesù Cristo e ci amiamo gli uni gli altri, secondo il precetto che ci ha dato. Chi osserva i suoi comandamenti rimane in Dio e Dio in lui.» (1Gv 3,1-2.21-24)

«“Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo”. Ed egli rispose loro: “Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?”» (Lc 2,41-52)

Dopo averci presentato, nelle messe di Natale, Gesù come immagine dell’Amore Misericordioso di Dio che si fa Luce, la Parola di Dio della Solennità della Santa Famiglia, ci presenta come quest’Amore misericordioso si incarna nella quotidianità nel nucleo fondamentale della Chiesa che è la famiglia. Nel Vangelo, infatti, ci viene presentato uno scorcio di quotidianità della famiglia di Nazareth.
La prima cosa che emerge è che si tratta di una famiglia “esperta nel soffrire” (come la definisce l’inno delle Lodi mattutine), a cui non sono risparmiati i travagli e le angosce di ogni giorno. Nella pericope odierna del Vangelo di Luca, Maria e Giuseppe appaiono angosciati per lo smarrimento di Gesù. La liturgia del Natale ci presentava Gesù come principe di pace, la Pace che viene a portare Gesù, però, non è assenza di tribolazioni, ma la capacità di affrontarle in comunione con Lui e tra di noi. Una comunione animata dall’Amore che si accoglie da Dio e che ci permette di accoglierci reciprocamente come dono.
La liturgia della Parola di questa solennità, quest’anno evidenzia come tutto, perfino il dono fondamentale della vita, sia un dono da accogliere con gratitudine da Dio. È ciò che sottolinea la prima lettura presentandoci la gratitudine di Anna per il dono del figlio Samuele. I figli, infatti, sono un dono da impetrare e accogliere con gratitudine, non un diritto da pretendere; né tantomeno un “prodotto” da ordinare a pagamento!
Anche S. Giovanni, nella seconda lettura, manifestando lo stupore per il grande amore del Padre che ci ha resi suoi figli, ci orienta alla gratitudine per la liberalità di Dio. È nella categoria del dono, quindi, che siamo chiamati a leggere la nostra vita: un dono che abbiamo ricevuto e che a nostra volta offriamo ai fratelli. Per poterci comprendere come dono, però, è necessario che riconosciamo il Donatore, che diamo il giusto posto al Padre che ci ha amati fin dall’eternità ed ha progetti di salvezza per noi; infatti: noi fin d’ora siamo figli di Dio, ma ciò che saremo non è stato ancora rivelato.
È a questo riconoscimento che ci orienta il Vangelo in cui Gesù, dinanzi l’angoscia della Madre e di Giuseppe, sottolinea il primato del Padre: Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?
La Santa Famiglia di Nazareth, quindi, ci è presentata oggi come modello di ogni famiglia chiamata a mettere Dio al centro, ad accogliere il Suo amore, perché i membri della famiglia possano accogliersi l’un l’altro nella libertà senza possessi soffocanti o disinteresse deresponsabilizzante. Mettendo Dio al centro, “occupandosi delle cose del Padre”, ciascuno potrà scoprire pienamente se stesso e accogliere l’altro con l’amore autentico che fa crescere e libera.

Stava loro sottomesso. Obbedienti al Padre, sapremo allora essere “sottomessi” gli uni agli altri senza umilianti servilismi, ma in quell’autentico servizio d’amore che il Maestro è venuto a mostrarci come via regale per entrare nel Regno.
Impariamo dalla sacra famiglia a leggere la  nostra vita nella categoria del dono. Accogliamo il Dono dell’Amore misericordioso del Padre, mettiamo Lui al centro della nostra vita e della nostra famiglia. Scopriremo il progetto d’amore che Egli ha per ciascuno di noi, quel progetto realizzando il quale saremo davvero uomini e donne realizzati.
Fr. Marco.

martedì 25 dicembre 2018

La Luce splende nelle tenebre


«Come sono belli sui monti i piedi del messaggero che annuncia la pace, del messaggero di buone notizie che annuncia la salvezza, che dice a Sion: “Regna il tuo Dio”». (Is 52,7-10)

«Egli è irradiazione della sua gloria e impronta della sua sostanza, e tutto sostiene con la sua parola potente» (Eb 1,1-6)
«Dalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia. Perché la Legge fu data per mezzo di Mosè, la grazia e la verità vennero per mezzo di Gesù Cristo. Dio, nessuno lo ha mai visto: il Figlio unigenito, che è Dio ed è nel seno del Padre, è lui che lo ha rivelato.» (Gv 1,1-18)
Oggi è il Natale del Signore, non c’è spazio per la tristezza: viene nel mondo il Messaggero dell’amore misericordioso di Dio, irradiazione della sua gloria e impronta della sua sostanza,la Luce vera che illumina ogni uomoDalla sua pienezza noi tutti abbiamo ricevuto: grazia su grazia!
Il nostro Signore Gesù Cristo, il Figlio Unigenito del Padre, si è fatto uno di noi, si è consegnato piccolo e fragile nelle nostre mani. L’Onnipotente si è fatto bisognoso dell’amore di una madre, della custodia di un padre, del calore del fieno.

Il Creatore del mondo, Colui per mezzo del quale tutto e stato fatto e senza del quale nulla è stato fatto di ciò che esiste, si china sulla miseria degli uomini. L’Eterno entra nella storia. il Signore si fa obbediente e si assoggetta alle leggi umane.
Il Figlio eterno del Padre si fa figlio dell’uomo per renderci figli di Dio. Ci chiede solo di essere accolto, di credere in Lui, per compiere questo miracolo. Che significa però accoglierlo e credere? Significa riconoscerlo Signore delle nostra vita, lasciarci amare, riconoscerci bisognosi della Sua misericordia e lasciarlo operare in noi.
Questa notte, ascoltando il racconto della nascita di Gesù secondo il Vangelo di Luca, abbiamo contemplato la docilità della Sacra Famiglia alla volontà di Dio che si manifestava attraverso le leggi umane: un decreto di Cesare Augusto li mette in movimento, li fa partire dalla loro casa, dalla loro sicurezza, proprio all’approssimarsi del tempo in cui sarebbe nato il Bambino atteso. In tal modo, per Maria si compiono i giorni del parto proprio in quelle condizioni che, immagino, non avrebbe scelto: lontana dalle persone care, fuori casa perché non c’è posto pel loro, costretta a rifugiarsi in una stalla e ad usare una mangiatoia come culla per il Neonato.
È proprio attraverso quest’ “obbedienza agli eventi”, però, che si manifesta la Misericordia di Dio per l’umanità: Colui che è venuto per cercare le pecore perdute della casa d’Israele, nasce in una stalla adorato dai pastori; il Pane del Cielo che viene a saziare la fame dell’umanità, nasce a Betlemme, la “casa del pane”; colui che è il Messia atteso dalla discendenza davidica, nasce nella città di Davide.
Accogliamo docilmente la manifestazione della Misericordia di Dio, lasciamoci condurre da Colui che “sa scrivere dritto nelle righe storte degli uomini”. Crediamo davvero nel suo amore misericordioso e fidiamoci di Lui. Anche noi allora vedremo le meraviglie di Dio e saremo riempiti della Grazia. Auguri.
Fr. Marco.

sabato 22 dicembre 2018

Il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo

«E tu, Betlemme di Èfrata, così piccola per essere fra i villaggi di Giuda, da te uscirà per me colui che deve essere il dominatore in Israele» (Mi 5,1-4)

«“Ecco, io vengo per fare la tua volontà”. Così egli abolisce il primo sacrificio per costituire quello nuovo.» (Eb 10,5-10)

«Maria si alzò e andò in fretta verso la regione montuosa,  … “Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! A che cosa devo che la madre del mio Signore venga da me? Ecco, appena il tuo saluto è giunto ai miei orecchi, il bambino ha sussultato di gioia nel mio grembo”.» (Lc 1,39-45)

Il Vangelo della quarta domenica di avvento, nell’imminenza del Natale, ci fa contemplare la visitazione di Maria a s. Elisabetta. Il Signore, che sceglie la via della piccolezza per manifestarsi, viene a visitare il suo popolo e a portare la Gioia piena che il mondo non conosce.
Mi colpisce la dinamica del Vangelo: Maria, piena di Spirito santo, portando in grembo il Verbo eterno del Padre, si mette in movimento: «si alzò e andò in fretta». Mi viene facile immaginare la gioia incontenibile che la spinge da colei di cui ha saputo che ha una gioia simile alla sua per condividere la gioia e mettersi al servizio.
L’evangelista Luca, nel descrivere la scena dell’incontro, ha in mente il racconto dell’arrivo dell’Arca dell’Alleanza nella casa di Obed Edom (1Cr 15,25): come Davide danzò di gioia dinanzi l’Arca dell’alleanza, così Giovanni Battista, nel grembo della madre, danza di gioia all’arrivo di Maria, la vera e definitiva Arca dell’Alleanza. Quella antica conteneva una testimonianza della manna del deserto, Maria porta in sé il vero Pane del Cielo; quella conteneva le tavole della Legge, Maria porta in sé il Legislatore divino.
La scena della visitazione, raccontando la gioia dell’incontro tra le due madri e tra i bimbi che portano in grembo, ci mostra, quindi, la gioia che scaturisce dall’accoglienza e dalla condivisione. Maria è piena di gioia perché ha accolto la volontà del Padre e ha generato nel suo grembo, per opera dello Spirito Santo, il Figlio Unigenito. Questa gioia, però, chiede di essere condivisa, la spinge verso la parente nel bisogno presso cui rimane il tempo necessario. Elisabetta, e Giovanni nel suo grembo, sono pieni di gioia per avere accolto Maria. 
Benedetta tu fra le donne e benedetto il frutto del tuo grembo! Credo che non sia superfluo, infine, evidenziare che la gioia di Elisabetta nasce anche dal sapere scorgere senza invidia l’opera che il Signore sta compiendo in Maria. Quanta tristezza scaturisce, invece, in noi quando con occhi impuri guardiamo con invidia l’opera che Dio compie nei nostri fratelli e attraverso di loro!
Contemplando la scena della visitazione, prepariamoci anche noi ad Accogliere Colui che viene a fare la Volontà del Padre donando tutto se stesso. Sperimentiamo anche noi la gioia accogliendoci reciprocamente, mettendoci gli uni al servizio degli altri. Se sarà vera accoglienza (e non strumentalizzazione dell’altro), se sarà vero servizio (e non ricerca di guadagno), se saremo mossi da vero amore (e non da desiderio di visibilità e approvazione), allora sperimenteremo la Gioia perché nell’altro accoglieremo Gesù. Il Signore ce lo conceda.
Fr. Marco