«Vi sono diversi carismi, ma uno solo è lo Spirito; vi sono diversi ministeri, ma uno solo è il Signore; vi sono diverse attività, ma uno solo è Dio, che opera tutto in tutti. A ciascuno è data una manifestazione particolare dello Spirito per il bene comune.» (1Cor 12, 3b-7.12-13)
«Gesù disse loro di nuovo: “Pace a voi! Come il Padre ha mandato me, anche io mando voi». Detto questo, soffiò e disse loro: «Ricevete lo Spirito Santo. A coloro a cui perdonerete i peccati, saranno perdonati; a coloro a cui non perdonerete, non saranno perdonati”». (Gv 20, 19-23)
Questa domenica, solennità della Pentecoste, giunge a compimento il tempo pasquale: l’effusione dello Spirito sulla Chiesa nascente completa l’opera salvifica di Cristo. Come a fare un’inclusione con la domenica di Pasqua, la pagina di Vangelo oggi ci riporta ancora in quel “primo giorno della settimana”: d’ora in poi la Chiesa sarà inviata a rendere partecipe il mondo intero della redenzione e della Nuova Alleanza operata da Cristo con la Sua passione, morte e resurrezione. Ecco perché gli apostoli ricevono il dono dello Spirito Santo per la remissione dei peccati. Proprio a causa del peccato, infatti, l’uomo era incapace di vivere l’Alleanza, di amare Dio e i fratelli; dominato dal proprio egoismo, vedeva in Dio un rivale e attorno a sé soltanto dei nemici.
Con l’effusione dello Spirito nei nostri cuori, si compie pienamente la Nuova Alleanza annunciata dai profeti: «Scriverò la mia legge nei loro cuori» (Cfr. Ger 31, 31-34). Dio stesso, la Terza Persona della Santissima Trinità, si è donato a noi rendendoci capaci di compiere la “Legge nuova”.
Lo Spirito, infatti, lo sappiamo bene, è la Terza Persona della Santissima Trinità; è “Signore e dà la vita”, come diciamo nel Credo. Non è “un’energia”, ma una Persona divina, uno col Padre e il Figlio. Ricevendo lo Spirito Santo entriamo nel mistero della SS. Trinità. Mi piace la “descrizione” che della SS. Trinità fa S. Agostino: l’Amante (il Padre), l’Amato (il Figlio) e l’Amore (lo Spirito). Lo Spirito è, quindi, l’Amore tra Padre e Figlio, la reciproca e continua donazione di sé che il Padre fa al Figlio e il Figlio al Padre. Oggi, nella Pentecoste, noi celebriamo il nostro inserimento in questa circolarità d’amore.
L’uomo è “riconciliato”, guarito, dall’Amore stesso di Dio, dall’Amore che è Dio (il Dono e il Donatore coincidono!); è reso capace di Amare, di dire “Padre” rivolgendosi a Dio e di riconoscere che ha attorno dei fratelli.
Per questo il primo dono pasquale è la Pace: la Pace/riconciliazione con il Padre che ci rende capaci di riconciliarci con i fratelli. È possibile adesso superare tutte le divisioni e incomprensioni; le differenze non sono più ostacolo alla comunione (I lettura). Lo Spirito Santo, l’Amore effuso nei nostri cuori, crea Unità, ci rende un solo corpo: la Chiesa in cui ciascuno è “per” l’altro, rivolto verso l’altro, come le Persone divine sono l’Una per l’Altra. È questo ciò che San Paolo sottolinea nella seconda lettura: ogni dono particolare di ciascuno è per i fratelli e per la Chiesa tutta.
Tradizionalmente la Chiesa ha individuato sette doni dello Spirito (sette è il numero della “pienezza”) che guidano i cristiani nella Vita Nuova in Cristo: Sapienza, Intelletto, Consiglio, Fortezza, Scienza, Pietà e Timor di Dio. La Sapienza fa gustare e vedere quanto è buono il Signore. L’Intelletto dà il senso delle realtà della fede, ce ne dà una sicurezza amorosa e ce ne fa percepire la bellezza. Il Consiglio è l’amore che ci rende attenti a capire come comportarci per essere riconosciuti figli di Dio. La Fortezza è la sopportazione e la calma fermezza nelle prove; è la mitezza dell’Agnello immolato e vincitore. La Scienza ci rende capaci di distinguere il bene e il male, percependo la nostra piccolezza e che tutto è nelle mani di Dio. La Pietà ci dice fino a che punto Dio è nostro Padre e va amato al di sopra di tutto; indica la nostra appartenenza a Dio e il nostro legame profondo con Lui, un legame che dà senso a tutta la nostra vita. Il Timor di Dio è la percezione della nostra piccolezza dinanzi alla Sua maestà e ci rende docili spingendoci nelle sue braccia: è lo “spirito d’infanzia” di cui scrive santa Teresa di Gesù Bambino.
Lo Spirito con i suoi doni è effuso nei nostri cuori fin dal Battesimo e la Sua Grazia è continuamente rinnovata in noi dai sacramenti. Dio, però, non ci fa violenza e vuole da noi la disposizione a consegnarci nelle Sue mani, a lasciarci modellare per divenire sempre più conformi al Figlio e così realizzare la nostra fondamentale vocazione: la Santità.
Fr. Marco.





