«Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché
andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che
chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi
amiate gli uni gli altri» (Gv 15,12-17)
Il Vangelo di oggi ci riporta all’Ultima
Cena e in particolare al secondo discorso di addio di Gesù, il Suo
“testamento”, le Sue “ultime volontà”: «Rimanete
nel mio amore»; «Amatevi gli uni gli
altri come io ho amato voi».
« … come io ho amato voi» Oggi vorrei soffermarmi su questo amore che
siamo chiamati ad accogliere e a prendere ad esempio per praticarlo. Origine di
questo amore è l’amore del Padre: «Come
il Padre ha amato me, così anch’io ho amato voi» (Gv 15,9). L’amore del
Padre per il Figlio è un amore totale: il Padre tutto si dà al Figlio, senza
riserve. Così ci ha amati Gesù, dandosi tutto a noi, consegnandoci tutto se
stesso. Questo amore totale, inoltre è “gratuito”, non è “meritato”: Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi.
Contrariamente a quanto accadeva (e ancora in qualche modo accade), non sono
stati i discepoli a scegliere di seguire il Maestro, a sceglierlo come loro
Signore; è stato Gesù che li ha scelti e chiamati quando ancora loro non lo
conoscevano; è stato Gesù a liberarci dal peccato e a costituirci perché
possiamo portare “frutti di vita eterna”. Gesù, compiendo perfettamente la volontà
del Padre, non sceglie in base al merito o alla “simpatia”, ma chiama tutti gli
uomini alla salvezza. Dicendolo con uno “slogan”: “Dio non ci ama perché siamo
buoni, ma ci chiede di essere buoni perché ci ama”.
Dopo averci rivelato il Suo amore
e la sua libera iniziativa, oggi il Maestro ci comanda di amarci gli uni gli
altri “come” Lui ci ha amati. Come affermavo più sopra, questo amore è gratuito
e “totale”, “fino alla fine” (cfr. Gv 13,1); implica sia la “donazione della
vita” («nessuno ha un amore più grande
… »), cioè fare della propria vita (di ogni nostro istante e di ogni nostra
capacità) un dono per coloro che il Signore ci ha messo accanto, sia la
gratuita e libera iniziativa non motivata da alcun merito: non siamo chiamati
ad amare solo i fratelli della “nostra cerchia” (fraternità, comunità, gruppo
di preghiera ecc.) o solo i fratelli che “se lo meritano”; né, peggio ancora,
siamo chiamati ad amare solo coloro che possono contraccambiare al nostro amore
(“Ti do per avere”; questo è il tipo di “amore” insegnato dal “mondo”: un amore
egoistico che mette sempre al centro il proprio interesse); siamo chiamati, al
contrario, ad amare in maniera particolare coloro che non possono
contraccambiare al nostro amore: i piccoli, i poveri (cfr Mt 25,31-47); siamo
chiamati, ancora ad amare coloro che non se lo meritano ( i “nemici”).
È così che ci ha amati Gesù: ci
ha amati (e ci ama) anche quando non ce lo meritavamo: si è consegnato nelle
mani dei suoi crocifissori perdonandoli; non ha mai preteso un contraccambio al
Suo amore; ci chiede solo di lasciarci amare, lasciarci raggiungere dal Suo
Amore per imparare ad amare e giungere alla gioia piena che solo una vita
donata per amore può raggiungere.
Gesù ci ha scelti per amici, ci
ha colmati del Suo Amore e ci ha rivelato il segreto della gioia piena:
vogliamo comportarci da amici e discepoli del nostro Maestro? Siamo disposti ad
accogliere il Suo Amore (lo Spirito di Dio che ci guida alla pienezza della
Vita) e a lasciarci condurre da Lui?
Fr. Marco
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