«In quei giorni, Filippo, sceso in una città della Samarìa, predicava
loro il Cristo. E le folle, unanimi, prestavano attenzione alle parole di
Filippo … gli apostoli, a Gerusalemme, seppero che la Samarìa aveva accolto la
parola di Dio e inviarono a loro Pietro e Giovanni. Essi scesero e pregarono
per loro perché ricevessero lo Spirito Santo» (At 8, 5-8.14-17)
«Carissimi, adorate il Signore, Cristo, nei vostri cuori, pronti sempre
a rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi.»
(1Pt 3,15-18).
«Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed
egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito
della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce.»
(Gv 14, 15-21)
In questa VI domenica del tempo
di Pasqua anno A, la Parola di Dio comincia a prepararci per accogliere il dono
dello Spirito Santo. Le letture di oggi, infatti, ci parlano della Terza Persona
della Santissima Trinità.
“Credo nello Spirito Santo che è il Signore e dà la vita e procede dal
Padre e dal Figlio e con il Padre e il Figlio è adorato e glorificato e ha
parlato per mezzo dei profeti”. Così diciamo nella nostra
professione di fede: lo Spirito Santo è Dio. S. Agostino ne parla come
dell’Amore tra l’Amante (il Padre) e l’Amato (il Figlio). Un Amore che è
“persona”.
Nella pericope evangelica di oggi
Gesù, durante il primo discorso d’addio ai suoi discepoli, prima di donare la
vita sulla croce, promette la venuta di un altro Paràcilto, una parola che la traduzione precedente rendeva con “Consolatore”. Paràclito, in realtà, indica una
precisa figura giuridica della società giudaica, quasi un avvocato difensore. È
anche “consolatore”, ma è soprattutto “soccorritore”: era la persona (spesso un
parente) che pagava il debito di coloro che erano stati venduti perché incapaci
di restituire il dovuto.
Gesù promette ai suoi che
manderà “un altro Paràclito”;
è Lui, infatti, che per primo si fa nostro soccorritore/riscattatore: donando
la sua vita per noi, ci restituisce la possibilità di riconoscere il Padre e ci
libera dalla schiavitù del peccato.
Per prepararci all’incontro con
lo Spirito, però, la Parola di oggi ci presenta alcune condizioni da realizzare
in noi. Nella prima lettura ascoltiamo che i samaritani prestavano attenzione alle parole di Filippo:
hanno avuto fede nell’annuncio del Vangelo. Ecco, quindi le prime “condizioni”:
l’ascolto attento della Parola e la fede. Venendo a conoscenza di questa fede,
gli apostoli impongono loro le mani perché ricevano lo Spirito. Il “luogo
proprio” per ricevere lo Spirito, infatti, è la Chiesa, che conserva la
“successione apostolica”. È la Chiesa il “canale privilegiato” attraverso cui
ci giunge lo Spirito tramite le persone che il Signore ha scelto perché siano
suoi ministri. Solo rimanendo in comunione con la Chiesa e i suoi pastori
a cui il Signore ha promesso l’assistenza dello Spirito, quindi, abbiamo la
garanzia di essere assistiti e guidati dallo Spirito.
Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; e io pregherò il Padre ed
egli vi darà un altro Paràclito. Nel Vangelo Gesù ci indica la condizione
essenziale: l’amore per Gesù, che si concretizza e dimostra nell’osservanza dei
suoi comandamenti, e in maniera particolare del comandamento dell’Amore a Dio e
ai fratelli, compendio di tutta la legge e i profeti. L’uomo peccatore,
però, si scontra qui con i suoi limiti. Come direbbe S. Agostino, infatti, “La
misura dell’Amore è amare senza misura”: l’amore non può conoscere limiti.
Quante volte, invece, il nostro è un amore “condizionato”, limitato: «Gesù, io
ti amo, ma non puoi chiedermi questo!»; «Io lo perdono, ma fino ad un certo
punto: a tutto c’è un limite!». Altre volte, ancora peggio, è egoismo, calcolo,
mascherato: “amiamo” finché ne ricaviamo un guadagno (spesso è questo che il
mondo chiama amore).
Ecco perché abbiamo bisogno del
“soccorritore”, dello Spirito: l’Amore di Dio che, effuso nei nostri cuori, ci
insegna ad amare in maniera sempre più perfetta, a superare i nostri limiti. È
un “circolo virtuoso”: Gesù ci chiede di amare con tutte le nostre forze, per
quanto poche possano essere; in tal modo ci disponiamo a ricevere il soccorso
dello Spirito e impariamo ad amare sempre meglio, a rispondere meglio alla
volontà del Padre; se faremo ciò, incredibilmente, giungeremo a diventare “una
cosa sola con Dio”: «In quel giorno voi
saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi.».
Vivendo così,non potremo che
essere riconosciuti come “diversi” e ci chiederanno ragione della nostra
speranza: della Vita eterna che è già cominciata in noi permettendoci di
sconfiggere ogni paura; Gesù, il nostro Signore, ha sconfitto la morte e il
peccato, nulla può più farci paura. Guidati dallo Spirito, anche noi saremo
testimoni/annunciatori della Vita vera e contribuiremo alla salvezza del mondo.
Fr. Marco
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