venerdì 9 ottobre 2026

Accogliamo l'invito alla gioia eterna

«Preparerà il Signore degli eserciti per tutti i popoli, su questo monte, un banchetto di grasse vivande, un banchetto di vini eccellenti, di cibi succulenti, di vini raffinati.» (Is 25,6-10a)

«Tutto posso in colui che mi dà la forza. … Il mio Dio, a sua volta, colmerà ogni vostro bisogno secondo la sua ricchezza con magnificenza, in Cristo Gesù.» (Fil 4,12-14.19-20)

«Dite agli invitati: “Ecco, ho preparato il mio pranzo; i miei buoi e gli animali ingrassati sono già uccisi e tutto è pronto; venite alle nozze!”. Ma quelli non se ne curarono e andarono chi al proprio campo, chi ai propri affari; altri poi presero i suoi servi, li insultarono e li uccisero.» (Mt 22,1-14)

La Parola di Dio di questa XXVIII domenica del Tempo Ordinario, ci fa contemplare il Regno dei Cieli attraverso l’immagine del banchetto. Il Padre ha preparato per noi un banchetto di grasse vivande: vuole saziare ogni nostro appetito dandoci ciò che è gustoso e nutriente; ci chiede soltanto di accogliere il suo invito per fare festa con Lui.

Nella pagina evangelica, Gesù racconta la parabola del banchetto nuziale. Con l’immagine degli invitati che non si curano dell’invito e addirittura uccidono i servi del re, il Maestro si sta rivolgendo principalmente ai rappresentanti del Popolo dell’Alleanza, i primi invitati a prendere parte a questa festa, che hanno però smarrito il senso del culto e che, pur avendo in mezzo a loro lo Sposo, il Messia atteso, non vogliono riconoscerlo: sono troppo impegnati a praticare la loro “giustizia”, per poter accogliere l’amore di Dio!

La seconda scena della parabola si apre all’universalità: vengono invitati alla festa tutti gli uomini, cattivi e buoni. Nessuno è escluso; ciò che rende “degni” gli invitati sarà solo l’aver accolto l’invito.

Nella terza scena della parabola, infine, Gesù si sofferma su un invitato particolare: un uomo che non indossa l’abito della festa e che per questo viene rimproverato dal padrone di casa. Per comprendere questa scena, va tenuto presente che in Oriente chi invitava ad una festa solenne, insieme all’invito mandava anche l’abito con cui onorare la festa. Forse è retaggio di quest’uso - che in alcune parti del mondo è ancora attuale - il fatto che quando il Papa o il vescovo di una diocesi invitano a qualche celebrazione particolarmente solenne, donano ai concelebranti i paramenti da indossare. L’uomo della parabola, quindi, ha ricevuto l’abito nuziale; il padrone di casa glielo ha donato. Se quest’uomo non lo indossa è, probabilmente, perché non ha preso sul serio la solennità dell’invito. Si tratta, dunque, di un grave affronto che giustifica la durezza della punizione: l’esclusione dal banchetto.

Fuori dalla parabola, oggi il Signore sta parlando a noi. Siamo noi, la Chiesa, il Popolo della Nuova Alleanza, gli invitati. Il Signore viene a ricordarci che siamo invitati ad un banchetto, che vuole fare festa con noi. Credo vada sottolineato che, sempre, parlando del Regno, Gesù usa l’immagine di una festa. Il “principe di questo mondo”, volendo allontanarci dal Signore, vuole convincerci che entrare nel Regno, vivere sotto la signoria di Cristo, significa vivere da sacrificati, fare cose per il Signore, mortificare la nostra vita. Gesù, invece, ci insegna la verità: entrare nel Regno significa realizzare pienamente la nostra vita, lasciare che il Signore faccia meraviglie con noi e per noi e sazi ogni nostro più autentico bisogno dandoci tutto se stesso.

Come gli invitati della parabola, però, anche noi spesso abbiamo rifiutato l’invito. Impegnati nelle nostre cose, o magari nel fare cose per il Signore, non abbiamo tempo per Lui.

Capita anche che la Chiesa, che invita al banchetto, sia messa a tacere proprio da quelle popolazioni che si vantano delle loro radici cristiane. Non è raro, infatti, che la “gente di fuori”, i “lontani”, sia più pronta di noi battezzati ad accogliere l’invito e a rendersi, in tal modo, degni del banchetto nel Regno dei Cieli.

Ancora una volta, oggi il Signore ci invita a ravvederci. Accogliamo l’invito alla festa. Ricordiamoci che non possiamo avere nulla di più importante da fare che entrare nel Banchetto Celeste.

Per entrare al banchetto, tuttavia, anche noi siamo chiamati ad indossare “l’abito nuziale” che il Padre ci ha donato il giorno del nostro Battesimo quando siamo stati rivestiti di Cristo. Così ci viene ricordato dal rito del Battesimo: «… sei diventato nuova creatura, e ti sei rivestito  di Cristo. Questa veste bianca sia segno della tua nuova dignità: aiutato dalle parole e dall’esempio dei tuoi cari, portala senza macchia per la vita eterna.» Curiamo sempre la nostra conformità a Cristo: è un dono che siamo tenuti a custodire.

Nutriti dalla Parola e dai Sacramenti, impegniamoci a far emergere nella nostra vita l’immagine del Figlio che il Padre ha impresso in noi; solo così potremo prendere parte alla “festa eterna”, alla Vita Piena che il Padre ha preparato per noi fin dall’eternità.

Fr. Marco

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