«… siamo pieni di fiducia e preferiamo andare in esilio dal corpo e abitare presso il Signore. Perciò, sia abitando nel corpo sia andando in esilio, ci sforziamo di essere a lui graditi.» (2Cor 5,6-10)
«Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa. Il terreno produce spontaneamente prima lo stelo, poi la spiga, poi il chicco pieno nella spiga; e quando il frutto è maturo, subito egli manda la falce, perché è arrivata la mietitura» (Mc 4,26-34)
La Parola di Dio della XI domenica del TO ci esorta alla fiducia e alla Speranza: è il Signore che opera; a noi è chiesto solo di fidarci di Lui e di non porre impedimenti.
Il Vangelo di oggi, infatti, ci invita a guardare alla realtà contemporanea con gli occhi profetici del contadino della parabola: lui lavora, prepara il terreno e getta il seme, ma non vede immediatamente i frutti; sa di dovere aspettare con pazienza; sa di avere fatto la sua parte, ma che il frutto non dipende da lui.
Anche noi siamo invitati quest’oggi a fare quanto è in nostro potere, a preparare “il terreno del nostro cuore” ad accogliere la Parola del Signore, il Suo Corpo e il Suo Sangue. Siamo invitati lavorare quotidianamente nel mondo per trasformarlo nella “vigna del Signore”. Siamo invitati a fare tutto “quanto dovevamo fare” (Cfr. Lc 17,10) anche se sul momento, magari, non vedremo frutti.
Sarà Lui, il Signore, se glielo permettiamo e non poniamo impedimenti, a portare frutto nella nostra vita, a condurci alla Vita Piena, Eterna e realizzata che Egli da sempre ha pensato per noi. Se lasciamo operare il Signore in noi e realizziamo la nostra vocazione alla santità per la strada che Egli ha pensato per noi, qualunque essa sia, allora anche il mondo, arricchito dai frutti che il Signore saprà produrre in noi, diventerà sempre più quel Regno di Dio che è “già e non ancora”.
Ciò che il Signore ci chiede, la
nostra responsabilità, quindi, è di lasciarci guidare e di seguire Lui anche
quando il “mondo” e il nostro stesso “corpo” (l’uomo “vecchio”, “carnale”,
secondo il linguaggio paolino della II lettura) ci tirano in un’altra
direzione. Lasciamoci guidare con fiducia. Alimentiamo in noi la Speranza anche
quando l’attesa ci tenta allo sconforto. Non spaventiamoci se gli inizi saranno
quasi insignificanti: l’albero inizia con un ramoscello e i frutti con un
germoglio.
Ma non dubitiamo: arriva “la mietitura” in cui si vedranno i frutti che avremo
permesso al Signore di produrre in noi. In quel giorno riceverà ciascuno
la ricompensa delle opere compiute quando era nel corpo, sia in bene che in
male (II lettura).
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