«Esulta grandemente, figlia di Sion, giubila, figlia di Gerusalemme!
Ecco, a te viene il tuo re. Egli è giusto e vittorioso, umile, cavalca un
asino, un puledro figlio d’asina.» (Zc 9,9-10)
«Fratelli, voi non siete sotto il dominio della carne, ma dello Spirito,
dal momento che lo Spirito di Dio abita in voi. Se qualcuno non ha lo Spirito
di Cristo, non gli appartiene.» (Rm 8, 9.11-13)
«Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò
ristoro. Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e
umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è
dolce e il mio peso leggero» (Mt 11,25-30)
La Parola di Dio della XIV
domenica, del tempo ordinario, presenta alla nostra contemplazione l’umiltà e
la mitezza del nostro Signore che chiama a se quelli che gli appartengono
perché, imparando da Lui l’umiltà e la mitezza, possano avere ristoro, salvezza
e vita.
Nella seconda lettura, inoltre,
veniamo ammoniti a non vivere secondo la
carne, ma secondo lo Spirito di
Cristo. Si tratta dello stesso appello all’umiltà espresso con altri
termini: vivere secondo la carne,
infatti, nel linguaggio di Paolo, significa vivere secondo l’uomo vecchio tutto
dedito a cercare il proprio piacere, la propria “gloria” (spesso
“vana-gloria”), a gonfiare orgogliosamente il proprio io. Comportamento opposto
a quello che il Maestro ci ha insegnato e mostrato.
Vivere secondo lo Spirito di Cristo, quindi, significa lasciare che lo Spirito, effuso nei nostri cuori, ci guidi alla Verità su noi stessi e su Dio. Solo lasciandoci guidare alla verità saremo realmente umili: consapevoli di ciò che siamo (con le nostre miserie e i doni da condividere e fare fruttificare) e della misericordia infinita che il Padre ha per noi.
Vivere secondo lo Spirito di Cristo, quindi, significa lasciare che lo Spirito, effuso nei nostri cuori, ci guidi alla Verità su noi stessi e su Dio. Solo lasciandoci guidare alla verità saremo realmente umili: consapevoli di ciò che siamo (con le nostre miserie e i doni da condividere e fare fruttificare) e della misericordia infinita che il Padre ha per noi.
Perché lo Spirito possa guidarci
alla verità su noi stessi e alla “conoscenza” del Padre che il Figlio ci ha
donato, è necessario, però, riconoscere che tutto abbiamo ricevuto per grazia
dal Padre: rinunciare ad ogni pretesa di virtù, di autoreferenzialità, di
sapienza “carnale”, per farci “piccoli”, disposti a lasciarci guidare e ad
imparare.
Imparate da me, che sono mite e umile di cuore. L’umiltà che
oggi siamo invitati ad imparare è l’umiltà “di cuore”, quella autentica, che
riguarda il nostro centro esistenziale, non “la maschera” che ogni tanto
indossiamo a condizione, però, che nessuno osi correggerci. L’umiltà, infatti,
è una virtù particolare: quando ci convinciamo di possederla, possiamo
legittimamente sospettare di essercene allontanati.
Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra … Il primo
frutto dell’umiltà è la gratitudine. Se entriamo nella verità di noi stessi, se
riconosciamo che tutto abbiamo ricevuto per grazia, non potremo che sentire
nascere in noi la gratitudine per il Padre che ci ama gratuitamente ed
incondizionatamente.
Solo se saremo umili, inoltre,
potremo essere “miti”, cioè docili alla volontà del Padre e misericordiosi
verso i fratelli. Consapevoli dell’immenso amore misericordioso che il Padre nutre
continuamente verso di noi, saremo disponibili ad abbandonarci al Suo
amore e a compiere la Sua volontà e avremo uno sguardo misericordioso verso i
fratelli che, come noi (e forse meno di noi) sbagliano a causa della debolezza
umana.
Venite a me, … e io vi darò ristoro. Liberati dal peso
dell’orgoglio e dalla maschera di presunta perfezione che a volte indossiamo,
abbracciati al “giogo d’amore” del Salvatore, troveremo infine ristoro dalle
nostre oppressioni e gusteremo la dolcezza di camminare dietro il nostro
Maestro.
Fr. Marco
Fr. Marco
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