«Come è l’uomo terreno, così sono quelli di terra; e come è l’uomo celeste, così anche i celesti. E come eravamo simili all’uomo terreno, così saremo simili all’uomo celeste.» (1Cor 15, 45-49)
«Ma a voi che ascoltate, io dico … Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla, e la vostra ricompensa sarà grande e sarete figli dell’Altissimo, perché egli è benevolo verso gli ingrati e i malvagi.» (Lc 6, 27-38)
Domenica scorsa la Parola di Dio ci invitava a porre solo in Dio il nostro fondamento e la nostra fiducia. Questa domenica, settima del tempo ordinario, il Signore approfondisce maggiormente cosa significhi confidare nel Signore e non in se stessi.
«Il Signore renderà a ciascuno secondo la sua giustizia e la sua fedeltà» Nella prima lettura di oggi, ascoltiamo di Davide che rinuncia a farsi giustizia con le proprie mani: Saul, che lo cerca per ucciderlo, si trova esposto e vulnerabile. Il generale di Davide, Abisai, che, come direbbe s. Paolo, pensa come l’uomo terreno, gli consiglia di approfittare della debolezza del suo nemico e ucciderlo. Davide, però, pone la sua fiducia nel Signore, non nelle proprie forze e sa che, nonostante tutto, Saul è consacrato al Signore, appartiene a Lui. Solo al Signore spetta rendere a ciascuno secondo la sua giustizia e la sua fedeltà.
«Ma a voi che ascoltate, io dico...» Nel Vangelo di Luca la pericope di questa domenica si apre con la congiunzione avversativa “ma” (non riportata dal lezionario) che rende esplicito l’invito a prendere le distanze dall’atteggiamento prima descritto: “ricchezza” e fiducia nelle proprie forze e nell’approvazione degli uomini. Noi che ascoltiamo la Parola siamo invitati a vivere in un atteggiamento diverso: siamo invitati a confidare nel Signore e non nelle nostre forze, a fare del bene e amare incondizionatamente, senza sperarne nulla, così come siamo amati dal Padre.
«Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla» Il Vangelo di oggi ci invita a vette altissime: perdonare e fare del bene anche a chi ci fa del male, pregare per i nostri nemici. Mete talmente alte, che da qualcuno sono considerate irraggiungibili. Solo comportandoci così, tuttavia, saremo riconosciuti come figli dell’Altissimo, che è benevolo verso gli ingrati e i malvagi, e potremo renderci conto se siamo passati dalla morte alla Vita. Lo dice chiaramente l’Apostolo Giovanni nella sua prima lettera: «Noi sappiamo che siamo passati dalla morte alla vita, perché amiamo i fratelli. Chi non ama rimane nella morte.» (1Gv 3,14).
Rinunciamo, quindi, a farci giustizia da soli. Come il Padre Misericordioso, diamo tempo ai fratelli per pentirsi. Ricordandoci, inoltre, che ogni giorno preghiamo il Padre: rimetti a noi i nostri debiti come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori; facciamo attenzione ad essere generosi nel perdono perché la misericordia nei nostri confronti possa essere altrettanto abbondante. Faccio notare, infine, che questa è l’unica petizione del Padre Nostro che Gesù riprende e commenta: «Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi; ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe.» (Mt 6,14-15).
Riconoscendo la nostra povertà e piccolezza, allora, lasciamo a Dio il giudizio. Verrà il momento in cui ciascuno sperimenterà i frutti delle proprie scelte: la “morte”, l’eterna mancanza della “Vita”, della pienezza, del senso; o la “Vita eterna”, la gioia piena, la felicità che non passa. Tutte cose che sperimentiamo già qui nella misura in cui viviamo in Dio o senza di Lui.
«Amate invece i vostri nemici, fate del bene e prestate senza sperarne nulla». Torna l’appello alla povertà, a non confidare nella carne, a fare del bene senza la condizione della reciprocità, a non sperare nulla dal bene che facciamo. Se amiamo quelli che ci amano, se poniamo come condizione al nostro amore il fatto di essere a nostra volta amati, e facciamo del bene per ricevere altrettanto, stiamo ponendo la nostra fiducia sulle nostre forze, stiamo cercando una “ricchezza” su cui confidare e ricadiamo nella maledizione dell’uomo che confida nell’uomo. Ciò vale nei confronti degli “uomini” che siamo chiamati ad amare “gratuitamente”, anche se a nostro parere non se lo meritano; ma vale anche nei confronti di Dio che siamo chiamati ad amare per se stesso, da figli e non da “mercenari” che fanno qualcosa per ottenere una ricompensa.
Le mete oggi indicate nel Vangelo sono altissime, ma imprescindibili per chi vuole seguire il Maestro sulla via della Vita. Benché altissime, inoltre, sono mete “alla nostra portata”. Come ci ricorda S. Paolo nella seconda lettura, infatti, con il Battesimo siamo stati conformati all’Uomo Celeste, al nostro Signore Gesù Cristo, abbiamo ricevuto lo Spirito Santo: lasciamolo operare nella nostra vita.
Fr. Marco