«Non ho certo raggiunto la mèta, non sono arrivato alla perfezione; ma mi sforzo di correre per conquistarla, perché anch’io sono stato conquistato da Cristo Gesù. … dimenticando ciò che mi sta alle spalle e proteso verso ciò che mi sta di fronte, corro verso la mèta» (Fil 3, 8-14)
«Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più». (Gv 8, 1-11)
La Parola di Dio della quinta domenica di quaresima, dopo averci mostrato il volto del Padre Misericordioso domenica scorsa, continua a mostrarci la Misericordia di Dio che ci rende nuove creature. Nella pagina di Vangelo, infatti, ci viene presentato il caso di una donna colta in “flagrante adulterio”. Scribi e Farisei la conducono a Gesù perché sia lui ad emettere la sentenza.
«Dicevano questo per metterlo alla prova». Ciò che muove scribi e farisei non è lo zelo per la legge, ma l’intento di tendere una trappola a Gesù. Se questo “maestro”, che mangia con i peccatori, perdona l’adultera, potranno accusarlo di contravvenire alla legge; se, al contrario, la condanna, si sarà allineato all’interpretazione più severa della legge, andando contro il suo comportamento precedente, e perdendo il consenso del popolo (di cui scribi e farisei sono gelosi); la condanna alla lapidazione, inoltre, violerà il diritto del dominatore romano che proibisce ai giudei di infliggere condanne a morte. Ritengo che già questa notazione possa farci fermare a riflettere. Anche a noi può capitare di puntare il dito verso un nostro fratello o sorella che sbaglia, con secondi fini. Magari ci appelliamo a “questioni di principio”; forse osiamo addirittura parlare di “correzione fraterna”; ma è veramente questo a muoverci? Siamo veramente interessati a promuovere l’osservanza dei comandamenti? Ad aiutare il fratello o la sorella a non sbagliare più? Purtroppo credo che le nostre motivazioni spesso siano altre: gettare fango sul peccatore perché possa splendere la nostra “giustizia”; mettere a tacere chi la pensa diversamente da noi ecc.
«Chi di voi è senza peccato, getti per primo la pietra contro di lei». Gesù non cade nella trappola che gli viene tesa: non nega il peccato della donna e non la giustifica; chiama, però, gli accusatori a prendere coscienza della comune condizione di peccato da cui, purtroppo, nessun uomo è esente. L’adulterio, inoltre, è un peccato che ha un grande valore simbolico: rappresenta l’idolatria. Spesso Israele è accusato dai profeti di adulterio, di avere il cuore lontano dal suo Dio (Cfr. Osea 2 e Ezechiele 16). Anche il gesto compiuto da Gesù di scrivere sulla polvere ha sapore profetico: nel libro del profeta Geremia si legge: «Sarà scritto sulla polvere chi si allontana da te, poiché essi hanno abbandonato il Signore, la fonte dell’acqua sprizzante» (Ger 17, 13b). Coloro che vengono a denunciare l’adultera, non sono forse anch’essi colpevoli di adulterio verso il loro Signore? Il gesto e le parole di Gesù richiamano ciascuno dei presenti ad esaminare se veramente ha il diritto di accusare o se, piuttosto, non deve appellarsi anche lui alla Misericordia di Dio.
«Se ne andarono uno per uno, cominciando dai più anziani fino agli ultimi.» Cominciando da chi ha una più lunga storia di infedeltà, gli accusatori rinunciano all’accusa. Rimangono “la misera e la Misericordia”(S. Agostino).
«Neanch’io ti condanno; va’ e d’ora in poi non peccare più» Gesù non giustifica il peccato, ma salva la peccatrice donandole il perdono, che lei, consapevole di non meritarlo, non ha ancora chiesto; insieme al perdono, però, il Maestro comanda di non peccare più. È importante, infatti, non rassegnarsi al proprio peccato, e fare il serio proposito di non peccare più. Non possiamo rassegnarci alla nostra miseria, ma, consapevoli di essere ancora lontani dalla meta, siamo chiamati “correre per conquistarla” (Cfr. II lettura). Assumere l’atteggiamento di chi afferma «sono fatto così, non posso cambiare», ci lega al nostro peccato, ci identifica con esso costringendoci ad una vita, nella migliore delle ipotesi, mediocre.
Gesù, però, è capace di rinnovare la nostra vita, di donarci la Vita Piena ed Eterna. Il nostro passato, gettato nel braciere della sua misericordia, non è più un peso. Guardiamo con speranza al futuro e tendiamo sempre ad una maggiore fedeltà al Dio fedele e misericordioso.
fr. Marco